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VOLMISSION


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2009

25° Anniversario


Numero 3, Pagina 1


Numero 3, Pagina 12


Numero 3, Pagina 13


Numero 3, Pagina 19


Numero 5, Pagina 16


Numero 5, Pagina 17


Numero 6, Pagina 14


Numero 9, Pagina 7


Ormai mi sento molto legata al mondo che ho avuto la fortuna di conoscere

Dopo la prima esperienza sono ritornata dal 1° marzo al 6 aprile 2009 per insegnare il lavoro ad un ragazzo che avrebbe dovuto occupare il posto lasciato da Sabine, ma anche lui dopo qualche mese è ritornato a casa sua nella capitale quindi mi sono resa disponibile per continuare il lavoro di informazione a coloro che hanno fatto l’adozione a distanza.
Difatti tutti gli anni prima di Natale l’Akanin’ny Marary manda una lettera, generalmente corredata di una fotografia, per informare gli adottanti delle condizioni del bambino o dell’adulto che aiutano sostenendo le spese per la cura della loro patologia.
Sono perciò ripartita il 30 settembre e mi sono trattenuta fino al 25 novembre 2009 e nel mio lavoro sono stata aiutata da Tina, una ragazza che parla e capisce l’italiano (cosa indispensabile per questo lavoro) visto che è vissuta in Italia per 5 anni. Ora spero che lei continui in modo che il lavoro possa procedere normalmente. E’ stato molto faticoso poiché in due mesi è stato fatto il lavoro che solitamente è svolto in un anno, ma ne è valsa la pena perché a Natale tutte le persone che generosamente sostengono l’A.M. hanno ricevuto la lettera rendendosi conto che l’aiuto che danno è fondamentale per continuare l’opera di aiuto ai malgasci che, oltre che essere poveri, sono anche malati.
Ormai mi sento molto legata al mondo che ho avuto la fortuna di conoscere, difatti dall’Italia continuo a collaborare con loro direttamente e anche attraverso l’associazione “Amici del Dongio” della quale sono socia.
Ho un bellissimo ricordo di tutti coloro che ho incontrato: i volontari, le Suore, i Sacerdoti, i malati, tutti quelli che lavorano al Foyer cominciando dalle cuoche (simpaticissime), i colleghi di lavoro, il direttore Lohla Michel, il presidente Pére Aristide, ma soprattutto di Luciano Lanzoni che mi ha fatto scoprire questo mondo così lontano, ma così vicino al mio cuore.
Parlare di un episodio che mi ha colpito non è facile perché ho trascorso, fino ad ora, 6 mesi in missione ed ogni giorno ho scoperto qualcosa che mi fatto emozionare, qualche persona che mi ha dato qualcosa. Nello scorso anno in marzo è avvenuto un colpo di stato, il 18 novembre è stato ferito gravemente Luciano e ho vissuto questi avvenimenti con trepidazione e, soprattutto nel caso di Luciano, con dolore e grande apprensione.
Le emozioni ed i sentimenti sono molto forti e toccano il cuore soprattutto quando, come è successo ai primi di aprile 2009, mi è stato fatto il “veloma”, una festa di arrivederci che si fa quando qualcuno parte. Le persone presenti al Foyer mi hanno salutato e c’erano i malati tra cui molte mamme con in braccio i loro bambini, i colleghi, gli addetti al magazzino, gli addetti alle cucine, insomma tanta gente che mi ha ringraziato per il lavoro fatto ed io, emozionatissima, non ho fatto altro che piangere e tutta questa gente guardava stupita non capendo perché questa “vasaha” (straniera) singhiozzasse.
Ma io lo sapevo: il loro calore mi aveva sciolto il cuore!

Carmen G.


Numero 11, Pagina 11


Un forte desiderio di toccare con mano

Il desiderio di conoscere toccando con mano queste realtà che per troppo tempo avevo solo sognato di visitare si era fatto nell’ultimo anno sempre più intenso; non era più una semplice curiosità così come era nata quattro anni prima e il fatto di dover rimandare ogni estate la partenza per cause di forza maggiore non mi aveva mai fatto perdere il desiderio di partire, piuttosto lo intensificava sempre più. Era come sentire qualcosa che non partisse tanto dalla testa, quanto dallo stomaco e necessitava di essere soddisfatto nel minor tempo possibile, come quando si ha tanta fame. Per questo motivo quando Carla, ormai prossima alla partenza nel maggio 2009, mi ha scritto che avrei potuto raggiungerla quell’estate nella sua missione ho provato una gioia indescrivibile perché finalmente sentivo questa meta tanto agognata sempre più vicina e l’esperienza finalmente concretizzabile. La stessa gioia che ho provato in quei mesi aveva fatto sì che, pur prendendo - in vista della partenza - le dovute precauzioni, non provassi alcuna ansia verso questo lungo viaggio da affrontare, almeno nei primi due giorni, da sola. Dal mio arrivo in aeroporto a Cotonou la sera del 16 agosto ai primi giorni trascorsi a Péréré, l’incredulità di trovarmi finalmente lì dove avrei voluto essere già stata tempo addietro ha fatto sì che il mio primo impatto con la realtà locale non provocasse in me alcun disagio, piuttosto una sincera serenità e soddisfazione: ogni dettaglio di quei luoghi, dalla capitale ai villaggi, mi colpiva solo per il fatto di trovarsi realmente lì, davanti a me. La felicità derivata dall’idea di esserci finalmente riuscita ha così annullato ogni possibile difficoltà di adattamento al primo impatto. Dopo l’incontro a Parakou con Carla, assieme a Sara Benatti e Chiara Mai, le due volontarie con le quali ho condiviso la prima parte dell’esperienza, è arrivato il momento della sistemazione a Péréré e del mio inserimento nella realtà di missione in cui Carla opera.
Durante la prima settimana ho cercato di adattarmi ad una quotidianità così diversa da quella fitta di cose da fare cui ero abituata, e questo non senza difficoltà, ma nulla di impossibile! In quei primi giorni infatti le occasioni di rimanere presso la missione erano spesso intervallate da momenti di conoscenza del territorio che Carla aveva voluto proporre a noi volontarie approfittando di alcune mansioni da svolgere: visite a villaggi vicini, ad accampamenti Peuhl, al centro ortopedico di Ina in occasione della sua inaugurazione.
Quando è venuto il momento di accompagnare Sara e Chiara verso la capitale le nostre visite ad altre missioni e soste lungo il tragitto non sono mancate. Dopo aver attraversato quattro volte, nel corso del mese intero, quella lunga strada asfaltata che congiunge Parakou alla capitale potevo ricordare a memoria le tappe più significative e caratteristiche che Carla, ad ogni attraversata, ci illustrava.
Una volta risalita a Péréré con Carla rimanevano ancora due settimane da trascorrere e in quel lasso di tempo l’esperienza è cambiata molto rispetto ai giorni precedenti: da quel momento mi sono calata a 360 gradi nella realtà dell’orfanotrofio con cui nella prima settimana avevo solo cominciato a familiarizzare. Mi sono trasferita presso le suore Albertine, all’interno della missione e condividere la quotidianità con loro è stata un’esperienza davvero piacevole: l’interazione non è mai mancata e spesso ci piaceva scherzare, specialmente durante i pasti. Poi l’orfanotrofio: inserirmi in quella realtà ha stravolto la mia esperienza così come era stata fino a quel momento, perché finalmente cominciavo anch’io a vivere la loro quotidianità al punto da cercare di calarmi in essa e immedesimarmi con loro. Ho avvertito molto il cambiamento: da lì in avanti mi sembrava che il tempo corresse e le cose da fare fossero tante; il momento di dare il pranzo ai bambini arrivava molto presto, eppure rispetto ai primi giorni passati lì non era cambiato nulla a parte il fatto di aver dedicato qualche mattina al corso vacanze che i primi di settembre è cominciato all’interno della nostra missione; questo coinvolgeva bambini, anni prima orfani ospiti della missione, che si preparavano ad affrontare l’inizio di un nuovo anno scolastico. Nelle ore passate con loro suor Sylvie mi ha chiesto di insegnare l’alfabeto a tre bambini che ancora non erano riusciti ad impararlo e la cosa non è stata semplice, specialmente il fatto di tenere lezioni in francese!
Stare invece coi piccoli dell’orfanotrofio di Carla è stata tra tutte le esperienze accumulate non solo quella che mi ha coinvolto più a lungo, ma anche quella di maggiore impatto emotivo: più si prolungava la mia permanenza, più si faceva intenso il sentirmi parte di quella realtà e la necessità di condividere assieme a loro più del tempo che realmente mi restava da trascorrere a Péréré. Il legame coi bambini ha giocato un ruolo significativo: trovarsi nella payotte - dove la mattina e il pomeriggio venivano lasciati giocare - voleva dire essere puntualmente “assaliti” da almeno cinque di loro contemporaneamente, niente di più divertente ma allo stesso tempo emotivamente forte; dai loro sguardi o tentativi di attirare l’attenzione non scaturiva altro che una richiesta di affetto e questo non poteva certo lasciarmi indifferente. Impegnandomi a dedicare un po’ di tempo a ciascuno di loro ho imparato così a chiamarli per nome e a conoscerli: alcuni di loro infatti preferivano giocare da soli e essere lasciati stare, eccezione fatta per il momento dei pasti dove la fame era la stessa per tutti! Non voglio però dimenticare i più piccoli tra gli orfani, quelli di pochissimi mesi che raramente venivano portati fuori dalla loro stanza. Tra quelli c’era anche Hariath, una bambina di un mese con la quale posso dire di aver costruito un legame speciale, mi domando ancora per quale strana alchimia. Gli ultimi giorni le dedicavo molto tempo, la facevo uscire al sole e la portavo in braccio mentre provavo a scambiare due parole con le donne che lavoravano al centro, con le quali nelle ultime due settimane ogni occasione era buona per ridere, specialmente quando mi cimentavo nei saluti in dialetto bariba. I momenti con Hariath erano sempre molto forti, ero arrivata quasi a sentirmi la sua mamma, al punto da soffrire molto il momento della separazione. Così una volta tornata in Italia ho preso accordi con Carla per adottarla a distanza e potere in questo modo aiutarla nonostante l’infinità di chilometri che ci separano.
Per tutte queste ragioni che hanno reso la mia breve esperienza intensa e significativa ho voluto continuare a mantenere i legami con le suore e con alcune persone del posto, in attesa di tornare a far loro visita appena mi sarà possibile.
In tutto questo vorrei concludere con un “grazie” a Carla, che mi ha permesso di vivere questa esperienza presso la sua missione e per avermi supportato/sopportato nei momenti più critici. In quei giorni Carla è stata per me un vero esempio di forza, tenacia e motivazione: vederla impegnarsi quotidianamente per il bene dei suoi orfani e affrontare le inevitabili vicissitudini con determinazione si sono rivelati per me gesti di grande insegnamento che una volta tornata sento quindi il dovere di testimoniare.

Martina C.


La semplicità e la capacità di accontentarsi dell’essenziale è ciò che più ci ha meravigliato

Ciao a tutti, siamo appena tornate dal Benin, in Africa, dove abbiamo vissuto un’esperienza speciale durante il mese di agosto.
Abbiamo trascorso il nostro soggiorno a Péréré, in un orfanotrofio e tutto è stato reso possibile da Carla Baraldi, missionaria della Diocesi di Carpi e responsabile del centro, che ci ha messo a disposizione vitto e alloggio.
Trascorrevamo la maggior parte delle nostre giornate con bambini di età compresa fra 0 e 2 anni, orfani di madre; ma siamo state a contatto anche con altri bambini che lottavano fra la vita e la morte a causa di problemi nutrizionali.
Sono bastati pochi minuti, un abbraccio, qualche carezza a far sì che queste creature si siano affezionate a noi in modo indescrivibile e viceversa.
L’aspetto che più ci ha colpito è che nonostante vivano nella miseria non chiedono niente, non desiderano altro che un po’ di attenzioni e noi, di certo, non gliele abbiamo fatte mancare.
A volte Carla ci portava a visitare i villaggi, dandoci la possibilità di vedere con in nostri occhi la loro quotidianità, le loro abitudini e di avvicinarci alla loro cultura.
La semplicità e la capacità di accontentarsi dell’essenziale è ciò che più ci ha meravigliato; la praticità fa parte del loro modo di essere.
Hanno una mentalità totalmente diversa dalla nostra e a volte questo divario ci ha reso complicato capire certi atteggiamenti, soprattutto il loro non riuscire a sfruttare e a gestire le risorse del territorio, come anche i consigli che vengono loro dati.
È stata un’esperienza forte, significativa, dove bisogna sapersi mettere in gioco completamente con le proprie paure, i propri limiti, con umiltà e spirito di adattamento.

Chiara M. e Sara B.


Numero 11, Pagina 19


Numero 12, Pagina 25

Anna e Luca in viaggio di nozze


Numero 12, Pagina 30


Numero 29, Pagina 19


Numero 35, Pagina 18


Siamo state accolte dalle Suore della Nuestra Señora de la Piedad

Mi chiamo Dora Truzzi, ho 27 anni e sono di Reggiolo.
Ho sempre avuto la voglia di poter toccare con mano e di aiutare le persone più sfortunate di me, però non ho mai preso il via di cercare l’associazione giusta per poter fare questo. Facendo la parrucchiera ho modo di parlare con tante persone, e così di sentire varie esperienze di vita. Un giorno arrivò da me una ragazza appena tornata dal Madagascar dove aveva trascorso due mesi inviata dal centro Missionario di Carpi. Allora mi feci dare tutti i contatti telefonici. Da questo momento parte la mia grande avventura... la mia idea è sempre stata rivolta verso l’Africa, forse perché è di quella che si sente più parlare, poi però, per tante “coincidenze”, chiamiamole così... sono partita con Lorena per il Perù! Solo a sentire Perù mi brillano gli occhi di felicità. E’ stata un’esperienza indimenticabile. Ho avuto momenti di rabbia per certe situazioni talmente tanto lontane dal nostro pensare che fai davvero fatica a trovarne un perché o una giustificazione.
Siamo state accolte dalle Suore della Nuestra Señora de la Piedad con un amore talmente forte che anche nei momenti più difficili, un po’ per le condizioni fisiche dovute al clima diverso e all’altura e un po’ per la nostalgia di casa, mi sono sentita amata, protetta e così sono riuscita ad incamerare tutte le emozioni belle e superare quelle brutte che mi si presentavano. Eravamo a 3200 mt. Alloggiate presso la casa di Madre Agnese. Qui le Suore hanno creato 3 classi di scuola materna dove tutti i giorni arrivano circa 70 bambini di 3, 4 e 5 anni. Si inizia alle 8 della mattina con l’accoglienza dei bambini che arrivano accompagnati dalle loro mamme, e alle 9 ognuno va nella propria classe a fare lezione.
Lorena ed io aiutavamo a preparare il materiale scolastico per le insegnanti e per gli alunni, perchè, purtroppo i genitori di questi bimbi non hanno soldi per comperare libri di testo. Grazie a questa struttura almeno i bimbi non sono abbandonati da soli per le campagne e possono ricevere un po’ d’istruzione e a trovare un pasto.
Infatti aiutavamo anche nel comedor (mensa) a servire un piatto di minestra. Vedere questi bambini mangiare con gusto, anche perché sicuramente era il loro unico pasto della giornata, non lamentarsi mai per quello che gli veniva messo nel piatto, mi riempiva il cuore di gioia! Pensare che noi ci lamentiamo della scuola e dell’istruzione, perché forse troppo scontata, è invece in certi paesi tutto questo è conquistato lottando giorno dopo giorno.
Vedere bambini a cui mancano cose essenziali, non giochi o vestiti firmati, ma uno stato che li tuteli, genitori che abbiano una propria integrità e dignità, fa male, ma mi ha fatto capire davvero di non dare tutto per scontato e cercare di apprezzar di più le cose che mi circondano!
Se la mia esperienza, comunque, può fare avvicinare a questi bambini tante persone con aiuti e solidarietà, per me è un grande regalo.
Grazie!

Dora T.


DA UN VIAGGIO UNA PROMESSA
“L’AVVENTURA DELLA CARITÀ CONTINUA”

Da quel viaggio appoggiati per tre anni dal Centro Missionario di Carpi iniziammo progetti a sostegno: PROGETTO ISTRUZIONE, PROGETTO AGRICOLO, PROGETTO SALUTE.
Grazie alla partecipazione di tante persone, scuole, parrocchie, gruppi culturali e sportivi sono stati inviati circa 30.000 euro considerando anche le donazioni dirette. Ormai cresciuti nelle attività ci viene consigliato di costituirci come Associazione, così ad Aprile siamo diventati l’Associazione AMICI DEL PERU’. La collaborazione col Centro Missionario rimane per i vari servizi e così iniziamo a proseguire con le nostre gambe! Un po’ smarriti per tutte le cose burocratiche, ma con chiaro in mente la nostra promessa, a testa bassa cerchiamo di organizzarci.
Anche questa è e continua ad essere una bellissima esperienza dove la Carità spiana strade e apre i cuori di tanti, tanto che viene spontaneo collaborare: chi in prima linea chi dietro le quinte, ognuno da ciò che si sente di donare. GRAZIE A TUTTI, perché grazie a questa esperienza continuo a ricevere tanto.
Il desiderio di ritornare c’era per rivedere i bimbi, ma per vari motivi veniva sempre rinviata la data.
Quest’anno in seguito ad un regalo, capisco che era il momento. Informo l’ Associazione Volontari per le Missioni del Centro Missionario che prepara i missionari a partire. Il corso era ormai già terminato e chi lo aveva fatto era ormai stato orientato in posti diversi dal Peru’, ma un giorno ricevo una chiamata dal Presidente e mi chiede di partecipare al loro ultimo incontro per presentare la Missione che sostenevamo come Associazione. Incontro così ragazzi e ragazze giovanissimi, ai quali brillavano gli occhi desiderosi di fare una esperienza, come dicono loro, “FORTE”.
Dopo una breve presentazione della Missione che sosteniamo, una di loro, decide di cambiare rotta, e chiede se era possibile partire per il Peru’.
Così prende inizio questa seconda avventura con Dora...

Lorena


Numero 38, Pagina 17


Non riesco ancora a rendermi ben conto di essere qui, e poi questo tempo mi è volato via

Manao Haoana daholo!!
Eccomi qui dopo ben 6 mesi in Madagascar… ma come, sono già passati… sei mesi?? Ma se sono appena arrivata…!!!
Non riesco ancora a rendermi ben conto di essere qui, e poi questo tempo mi è volato via… tra incertezze e paure… ma anche e soprattutto in incontri-desideri-emozioni-preghiere-tanto altro…
Avevo voglia di scrivere qualche pensiero vagante su questo primo periodo, e sto frugando dentro di me per poter dire qualcosa di sensato … ma è difficile dire la grandezza e bellezza di questo breve tempo: è proprio vero che nel primo periodo sono tante e tali le novità da trasmettere, e ogni giorno si ha voglia di raccontare qualche avvenimento, poi si impara man mano a custodire e riflettere e a dare la giusta misura a quanto accade … senza troppi programmi… senza troppe aspettative… “mora mora” (=piano piano) dicono i malgasci.
Il lavoro, la vita di comunità, i viaggi, mi hanno coinvolta al punto di creare un “terremoto” dentro la mia vita: ogni giorno scopro la mia debolezza, fatica, inadeguatezza, la mia impotenza, ma anche la possibilità immensa che mi è stata offerta di poter lavorare e vivere accanto “ai piccoli e deboli” di cui parla il Vangelo. E’ proprio un accompagnarsi a vicenda, un camminare insieme a questo popolo, e pur nella diversità cerchiamo di mettere in comune esperienze e conoscenze che ci aiutino a crescere e a “far sorridere i poveri”!
Il mio lavoro è fatto di numeri e di dati, mi permette però di avvicinare questa umanità così lontana per cultura-stili di vita-sensibilità, ma così vicina da sentirti toccata nella carne: non si può lavorare senza pensare ai destinatari, che sono persone che soffrono la fame, la malattia, il disagio.
E’ da costoro che mi lascio toccare, pur senza conoscerne i volti!
Ma ci sono anche i volti delle persone che incrocio tutti giorni per andare al lavoro, e che mi dicono le fatiche e i bisogni del vivere quotidiano. Ci sono gli sguardi dei tanti bambini che mi urlano “vazah” (=straniera) per attirare l’attenzione, e che si accontentano di un saluto e magari una carezza….
E poi la S.Messa vissuta in carcere ad Ambositra, qualche domenica fa, tra gli sguardi persi di uomini e donne che trovano certamente bizzarra la nostra presenza in quel giorno e in quel luogo!
Vi saluto con un messaggio tratto da Don Tonino Bello:
“Spirito Santo, donaci il gusto di sentirci estroversi. Rivolti, cioè, verso il mondo, che non è una specie di chiesa mancata, ma l’oggetto ultimo di quell’incontenibile amore per il quale la Chiesa stessa è stata costituita.
Se dobbiamo attraversare i mari che ci distanziano dalle altre culture, soffia nelle vele perché, sciolte le gomene che ci legano agli ormeggi del nostro piccolo mondo antico, un più generoso impegno missionario ci solleciti a partire.”
Un forte abbraccio a tutti e tutte!!
Veloma mandrapihaona!!

Michela M.


Numero 40, Pagina 17


Numero 42, Pagina 3


Numero 46, Pagina 18

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