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VOLMISSION


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2008

25° Anniversario


Numero 3, Pagina 17


Numero 4, Pagina 16


Numero 6, Pagina 19


Numero 9, Pagina 19


Numero 10, Pagina 16


Numero 12, Pagina 11


Non avrei mai pensato che quei bambini avrebbero aiutato me

Da diversi anni avevo il desiderio di poter un giorno visitare una zona dell’Africa presso una missione, come volontaria. Nel settembre del 2008, dopo aver partecipato agli incontri dei Volontari per le Missioni; ebbi la possibilità di partire per il Benin con Franco Mazzoli e Daniela Aleotti, per raggiungere in seguito Carla Baraldi che si trovava nella Missione di Péréré. Il nostro compito sarebbe stato quello di aiutare Franco e Carla nel tinteggiare gli ambienti del centro Ortopedico per bambini disabili costruito nel Villaggio di Ina. È stata una esperienza bellissima, ancora adesso ho davanti a me i colori della natura e i sorrisi enormi e pieni d’amore dei bambini, costruire insieme a loro quel luogo che avrebbe guarito tanti bambini. Mi ricordo che quando partimmo ero piena di buone intenzioni, ero certa di andare ad “aiutare”a dare una mano a chi aveva bisogno. Sicuramente è stato anche così, però non avrei mai pensato che proprio quei bambini avrebbero aiutato me. Innanzitutto a dare il giusto valore alle cose che si da per scontato avere, come l’amore dei genitori, una casa,una famiglia e avere la possibilità di decidere di cosa fare della propria Vita, che purtroppo non è così per tutti. Anche se si va come Volontari per dare il nostro contributo, noi non possiamo cambiare le cose. Però possiamo iniziare a rapportarci nel modo giusto nei confronti della Vita che ci è stata donata, penso che se tutti lo facessero le cose cambierebbero sul serio.

Francesca B.


Per lo stato del Madagascar non esistono le malattie mentali

Definirlo ospedale, per noi abituati alle nostre strutture, è come minimo ottimistico. Bisogna dire innanzitutto che per lo Stato del Madagascar non esistono le malattie mentali, quindi non c’è nessun motivo per creare luoghi nei quali poter curare questi malati.
In questo caso il corpo centrale della struttura è una costruzione con alcuni cameroni senza porte dove vengono “ospitate” delle persone che ci bivaccano. Uso questo termine perchè soltanto alcuni dispongono di un letto, ovviamente senza materasso, mentre la maggior parte dorme su di una stuoia stesa sul pavimento.
Gli ambienti sono pieni di fumo perchè i cibi (quasi esclusivamente riso) vengono cucinati sulle “fatapere” piccoli bracieri a carbone che ogni famiglia usa per il proprio fabbisogno. Altri, invece fanno dei fuochi direttamente per terra. Ho usato il termine famiglia perchè il paziente è accompagnato dal coniuge e dai figli, persone che vivono nella promiscuità più completa.
Non c’è quindi niente di ciò che noi vediamo nei nostri nosocomi, letti con lenzuola, servizi igienici, cucine centralizzate ecc., ma soltanto persone che sopravvivono nell’abbandono più totale.
La dottoressa ci va due ore al giorno, nei giorni feriali, quando non è in ferie come quando ci siamo andate noi, distribuisce i farmaci per tenere calmi i pazienti, isola quelli più furiosi che vivono in due camere spoglie di tutto e letteralmente murati tanto che ricevono i pasti, sempre cucinati dai famigliari, attraverso uno spiraglio dal quale non passa nemmeno la testa.
Esiste una costruzione con quattro stanze, nelle quali Luciano Lanzoni è riuscito a far mettere un letto (sempre senza materasso) ed un secchio per i bisogni corporali: qui vivono coloro che sono più gravi, sono isolati, ma almeno non sono murati.
Queste quattro costruzioni (ambu-latorio, camere di contenzione, stanze per i più gravi e cameroni) non sono protette da recinzioni o altro, ma vi si accede direttamente dalla strada e l’unica protezione è data da due guardiani, che si turnano, e sono pagati da Luciano.
C’è una casa che avrebbe dovuto servire per gli ammalati, ma se ne serve il direttore che, tra l’altro, l’ha ben protetta con uno steccato, e ci vive con la propria famiglia usurpando uno spazio che sarebbe invece destinato ai ricoverati.
Visitando questo ricovero abbiamo ben capito perchè Luciano ha deciso di renderlo vivibile e adibirlo veramente alla cura dei malati.
Ora si sta dando da fare per creare un’associazione fra i rappresentanti dei cittadini, è riuscito a coinvolgere anche la comunità cinese (il sindaco di Manakara è un cinese) e il Vescovo ha accettato di esserne il presidente.

Carmen G.


Numero 22, Pagina 16


Numero 26, Pagina 5


È proprio vero che una diversa prospettiva del cuore può fare sentire e vivere diversamente

Esperienze di missione:
Anna:
03/07/2008 – 30/08/2008 in Brasile, in particolare San Paolo (10gg) e Palmas (40gg);
07/07/2009 – 29/08/2009 in Brasile, in particolare San Paolo (20gg) e Palmas (20gg) ;
08/12/2009 – 03/01/2010 in Thailandia, in particolare a Bangkok;
Luca
01/08/2008 – 30/08/2008 in Brasile, in particolare San Paolo (10gg) e Palmas (20gg) ;
18/07/2009 – 29/08/2009 in Brasile, in particolare San Paolo (10gg) e Palmas (20gg);
08/12/2009 – 03/01/2010 in Thailandia, in particolare a Bangkok;

In entrambe le esperienze in Brasile siamo stati ospitati nelle due case delle Figlie della Provvidenza per le Sordomute: a San Paolo gestiscono una scuola di circa 200 ragazzi sordomuti, mentre a Palmas svolgono la loro opera di insegnamento ai bambini sordomuti ospitate in una scuola di un’associazione sociale cattolica. In entrambe le realtà abbiamo cercato di aiutare le suore sia svolgendo piccoli lavori manuali nelle loro case e nelle scuole, sia supportandole durante la preparazione e lo svolgimento delle lezioni. Le abbiamo inoltre accompagnate tutte le volte che si è trattato di far visita ai vari parrocchiani e nelle loro attività di evangelizzazione. Nell’esperienza in Thailandia siamo stati ospiti della Casa degli Angeli nella periferia di Bangkok, e abbiamo collaborato con Suor Angela Bertelli. Anche in questo caso abbiamo svolto alcuni piccoli lavori manuali ma soprattutto abbiamo aiutato Suor Angela e le mamme nell’accudire/seguire i bambini ospiti della casa.

Già nella prima esperienza abbiamo cercato di inserirci il più possibile nella realtà che ci si prospettava al fine di cogliere i significati più profondi sia della realtà in senso stretto ma anche di quello che poteva essere un’attività missionaria.
Gli aspetti che maggiormente ci hanno colpito sono quelli legati a una profonda spiritualità, un profondo attaccamento alla vita che anzi si presenta piena di ostacoli, mancanze, sofferenze e ingiustizie. C’è un modo diverso di vedere e affrontare la vita e la giornata, con una certa spensieratezza e tranquillità che si contrappone alla frenesia e animosità della vita vissuta qui da noi. Il fatto di vedere grandi e piccoli che in mezzo a tante difficoltà rispondono con un sorriso e con affetto. La capacità di saper cogliere e vivere in semplicità e gratuità al punto che ci venivano offerte cose e oggetti proprio da chi ne avevi meno o era più in difficoltà. Allo stesso modo la tranquillità e spontaneità di certi piccoli gesti di umanità. Ci ha lasciato sbalorditi la nostra gioia nel ricevere in regalo un piatto di fagioli da una vicina: la condivisione in modo così disinteressato, gioioso e semplice ci ha fatto sentire accolti e parte di loro come poche volte nella nostra vita. La stessa cosa l’abbiamo provata in Thailandia quando siamo stati invitati dalle mamme a mangiare assieme a loro per stare in compagnia con i bambini.
Un altro aspetto molto importante è rappresentato dalla estrema e profonda religiosità che accompagna le loro vite, a maggior ragione in posti come la Thailandia dove i cattolici sono una vera minoranza. L’umanità, la fragilità e il sentimento che si vive in queste situazioni hanno accresciuto la nostra fede e la nostra speranza anche se alcune situazioni risultano pericolose perché capaci di far sciogliere le più ferme convinzioni. Ma la svolta viene dal fatto che proprio in queste situazioni si arriva a toccare con mano quanto di vero e buono un uomo può fare se le sue azioni sono improntati all’amore verso il prossimo, al sacrificio, alla giustizia, al ripristino della dignità umana e le preserva adeguatamente.
Tutte e tre le esperienze ci hanno fatto capire quanto sono i semplici gesti e le piccole fatiche quotidiane quelli che possono cambiare veramente in meglio la vita, visto che i piccoli della Thailandia e i sordi avrebbero vite ben diverse.
Ci siamo stupiti di come siamo talmente abituati a fare certi ragionamenti che non riusciamo più ad essere flessibili e ragionevoli al punto da sentirci veramente piccoli per situazioni che si rivelavano invece per loro profondità, esempio l’accoglienza e la fraternità.
Una delle cose più sconvolgenti è stata quella di ricevere ringraziamenti per avere passato/perso del tempo con loro anche senza aver fatto nulla di così importante, mentre qui da noi questa cosa sarebbe inconcepibile perché afflitti da frenesie varie e prestazionismo. E come anche noi siamo stati contenti e come ci siamo sentiti arricchiti dal semplice fatto di stare con loro e poter condividere un pezzo di vita, comunque essa sia.
E’ proprio vero che una diversa prospettiva del cuore può fare sentire e vivere diversamente.

Anna e Luca B.


Avrei voglia di condividere con voi un'infinità di emozioni

Pèrèrè. Per tante persone questo non è che il nome di uno Stato.
Quando invece pronuncio questa parola spalanco la porta delle emozioni.
Sono partita quasi due anni fa per il Benin insieme a Carla Baraldi ed Alfonsina Budri.
Quello che mi ha spinta ad intraprendere quest’avventura non è stato il coraggio, come mi dicono tanti, ma semplicemente la voglia di vedere, di capire e di conoscere una realtà che per molte persone è quasi incomprensibile.
Sapevo che non sarebbe stato facile, quello che non sapevo era che lo sguardo di un bambino che ha solo voglia di un abbraccio può davvero cambiarti la vita.
Ho visto con i miei occhi la povertà, la miseria, la quasi assoluta mancanza di tutte quelle comodità che per noi sono indispensabili.
Non nascondo che, appena arrivata là, avrei voluto cambiare tutto. Avevo la presunzione di poter fare la differenza.
La verità è che la sola cosa che ho fatto è stata mettermi a disposizione cercando di rispettare i tempi e le esigenze di un popolo così diverso dal nostro, ma che mi ha dato tantissimo.
Avrei voglia di condividere con voi un’infinità di esperienze.
Trovarmi faccia a faccia con la sofferenza e con la povertà senza poter fare nulla non è stato facile per me. Ci sono stati momenti in cui a stento sono riuscita a trattenere le lacrime, perché la verità è che se avessi potuto avrei portato a casa con me tutti quei bimbi con gli occhi più grandi che abbia mai visto.
Ci sono stati momenti però in cui avrei voluto piangere di gioia. In quei momenti la sola cosa che avevo voglia di fare era ringraziare Gesù. Volevo ringraziarlo per tutte le suore che ogni giorno vivono nel Suo nome portando aiuto e conforto a chi soffre. Volevo ringraziarlo per avermi permesso di prendere parte ad un’avventura che mi ha aiutata a capire quanto sia fortunata ad avere una famiglia che mi ami. Volevo ringraziarlo perché ho potuto respirare la sua presenza. Lui era in tutto: in una stretta di mano, in uno sguardo, in un abbraccio.
Come ho detto più volte, ero partita con la presunzione di cambiare qualcosa, ma quel qualcosa ha cambiato me.

Francesca M.

Francesca


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L'Africa è nel mio cuore e dopo questo viaggio ancor di più!

L’Africa è nel mio cuore e con questo viaggio ancora di più!
Durante questi ultimi anni noi Volontari per le Missioni, in collaborazione con il Centro Missionario e le varie Parrocchie della Diocesi di Carpi, abbiamo raccolto fondi e sostenuto il progetto della missionaria Carla Baraldi per la realizzazione di un Centro ortopedico di riabilitazione per bambini handicappati nel villaggio di Ina, nel nord del Benin.
Sono partita il primo settembre insieme ad altri due volontari: Francesca Bedogni di Carpi, alla sua prima esperienza in missione e Franco Manzoli di Revere, già mio compagno di viaggio nel 2005, sempre in Africa, per un altro importante progetto a Lokossà. Ci ha accompagnato in questa avventura per cinque giorni anche don Germain, nostro sacerdote della parrocchia di Mirandola.
Grazie al nostro viaggio abbiamo potuto dare un ulteriore contributo collaborando alla tinteggiatura delle stanze interne dei 5 padiglioni del centro: una sala di riabilitazione, un dormitorio, una sala di lavorazione apparecchi ortopedici, una segreteria con sala di accettazione e una paiotte-capanna con funzione di sala d’attesa. L’esperienza e la creatività di Franco, restauratore di professione, ha reso queste stanze una meraviglia; io e Francesca ci siamo divertite ad aiutarlo, con delle piccole decorazioni di stencil raffiguranti animali, che le hanno rese ancora più allegre e solari.
Alcuni ragazzi del posto ci hanno aiutato, imparando le tecniche più elementari da Franco; la nostra speranza è che possano metterle in pratica in qualche prossimo loro progetto.
Abbiamo lavorato circa 25 giorni, in un clima di grande collaborazione; l’impegno è stato tanto ma completamente ripagato dalle soddisfazioni. La più grande, per me, è stata sicuramente vedere la paiotte-capanna realizzata con le offerte ricevute a memoria di mio Zio, Maurizio Aleotti, deceduto all’improvviso neanche un anno fa. Questo viaggio l’ho dedicato a lui, alla mia famiglia e non posso nascondere che una parte del mio cuore è rimasta là. E’ incredibile come la gioia di avere regalato un sorriso e una speranza a questi splendidi bambini mi abbia aiutato a trovare ancora più forza per affrontare la sofferenza di una perdita così cara.
La nostra missionaria Carla Baraldi è stata con noi per tutto il mese, coordinando i lavori del centro e organizzando alcune visite nei villaggi e nelle zone del nord del Benin.
Che emozione visitare il suo orfanotrofio a Péréré e che festa quel giorno al nostro arrivo; vedere tutti quei piccoli angioletti neri, correrci incontro sorridenti per essere abbracciati, con quegli occhi grandi che ti nascondevano chissà quale triste storia.
La presenza di Carla per me è stata fondamentale: mi dava tranquillità, anche negli avventurosi spostamenti in auto; mi ha fatto scoprire tante cose di lei, ogni sera, raccontando in un clima familiare la sua vita e le sue esperienze in quella che ormai è la sua casa. A lei va il mio più sentito ringraziamento per tutto quello che così spontaneamente mi ha donato!
Ci sono tanti altri momenti che vorrei raccontare e tante altre emozioni che vorrei trasmettere ma non credo di poter essere in grado di trovare le giuste parole né, forse, che esistano parole giuste per descrivere adeguatamente l’Africa che rimane, a chi la vive, nel cuore!

Daniela A.


Numero 39, Pagina 17


In Brasile, grandi contraddizioni
ESPERIENZA DI VOLONTARIATO A BRASILIA
(1 ottobre 2008 - 30 Marzo 2009)

Il Lar da criança Padre Cicero è una istituzione per infanzia abbandonata, diretta da dona Glorinha da Nascimento Lima. Si trova a Brasilia nella città satellite di Taguatinga Nord e riceve aiuti da diverse persone e entità pubbliche. E’ costituita da un asilo nido, una scuola materna e alloggi per bambini/e abbandonati in attesa di adozione o rientro nelle famiglie di origine. Ho trascorso presso questo centro un periodo di volontariato aiutando in portineria, in stireria e partecipando a diversi incontri con le entità pubbliche che si occupano di educazione e assistenza sociale.
E’ stata un’ esperienza ricca di incontri significativi con adulti e bambini e di conoscenza diretta di una grande metropoli come Brasilia. Le grandi contraddizioni sociali emergono in modo evidente nella ricchezza delle grandi ville site intorno al grande lago situato nel centro e, nell’ estrema povertà di alcune città satellite della periferia. Fatti di violenza sono all’ordine del giorno così come i mendicanti per le strade e nelle stazioni ma non mancano fatti di solidarietà e condivisione. Nel periodo di permanenza al Lar ho visto tante persone disposte a dare il loro aiuto in: denaro, indumenti, beni di tutti i generi e anche collaborazione volontaria nelle varie attività.
A mio parere si può e si deve ancora tanto per sconfiggere la piaga dell’infanzia abbandonata in Brasile. Spero con la mia presenza di aver contribuito, almeno in piccola parte, a questo cammino di liberazione.

Nara Z.


Numero 43, Pagina 1


Numero 43, Pagina 3

IN " BICI FOR AFRICA" HA FATTO 13!!!

Questa 13ª edizione della manifestazione sportiva di solidarietà è stata davvero da record. Il numero dei partecipanti ha toccato quota 779, un risultato che la pone al 1° posto come partecipazione fra tutte le manifestazioni cicloturistiche unitarie che si sono svolte nel 2008 nella nostra provincia. La nostra formula di organizzazione ha alcuni pregi che possono essere un suggerimento anche per i normali cicloraduni delle nostre Società.
Sono stati diversi i problemi da superare per arrivare a questo risultato. Il primo è stato quello di scegliere una data che non creasse ostacoli alla normale programmazione dei ciclo turismi da parte delle società. Il periodo diciamo "libero" perché tanti vanno in ferie e stare sulle strade fa molto caldo, era compreso tra la metà di Luglio e quella di Agosto. Questo è di solito, appunto, il momento più caldo dell'anno. Però, abbiamo pensato che il caldo si addice bene a una manifestazione che si richiama all'Africa, perciò era una cosa intonata. Questa considerazione ci ha suggerito, comunque, l'idea di fare le iscrizioni in tre punti "strategici" della nostra provincia: a Mirandola per la bassa, a Magreta per Modena e dintorni e a Serramazzoni come punto di ritrovo per gli amanti della montagna. A Serra, con sorpresa, abbiamo avuto spesso il più alto numero di iscritti. Con Lauro Magni, amico e anche lui Volontario, con il quale si è iniziata questa IMPRESA, ci ponevamo spesso il problema di coinvolgere nella nostra manifestazione anche la UISP, incaricando del problema i dirigenti Provinciali, ma senza alcun risultato. Allora abbiamo cambiato percorso e siamo partiti dal basso chiedendo l'adesione organizzativa agli amici della Cicloturisti Pico, i risultati si sono visti con il raddoppio delle iscrizioni. Anche il sindaco di Maranello durante la premiazione della 2ª Edizione ci diede una idea per una piccola ma molto importante modifica al titolo. In origine si chiamava IN BICI PER L'AFRICA, invece lui iniziando le premiazioni, la chiamò IN BICI FOR AFRICA dandogli giustamente un tocco internazionale. Poi si è dato un resoconto preciso della manifestazione in rapporto ai progetti presentati questo viene consegnato a tutte le società partecipanti con almeno 5 iscritti. Per questa 13ª Edizione abbiamo pensato di dare un premio particolare alle 43 Società premiate, assegnando loro una bella scultura che rappresenta il continente Africano fatto fare appositamente da alcuni artigiani scultori del Mozambico per la nostra manifestazione. Prossimo traguardo è quello di aprire la partecipazione alla manifestazione anche ai nostri amici "VOLONTARI PER LE MISSIONI." Stiamo facendo le prove!!! Quest'anno erano già 48!!
Questi 13 anni hanno visto sempre la generosa collaborazione del nostro G.S. CICLOAMATORI che ci è stato di grande aiuto per i problemi organizzativi. A tutti il nostro GRAZIE sincero per aver condiviso con noi l'impegno di portare anche nel nostro ambiente sportivo l'ideale della SOLIDARIETA'.
In questa occasione desideriamo ringraziare anche la Direzione del Super mercato Sigma "LE TERRAZZE" per la generosa disponibilità ad offrire il ristoro per tutti i partecipanti.

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