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VOLMISSION


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2007

25° Anniversario


Numero 3, Pagina 16


Numero 20, Pagina 17


Numero 21, Pagina 10


L’asilo Esperanza, il sogno di Irene
ASILO ESPERANZA – Bairro Patrice Lumumba
Maputo – Mozambico

La storia di questo progetto inizia nel 2003 quando Irene viene in Italia per il periodo di riposo.
Lei ha il suo “sogno” che, ci spiega, è la costruzione di un asilo nella periferia della capitale.
Ci spiega che ha già visto un edificio da ristrutturare con una spesa prevedibile di 15mila euro.
La incoraggiamo in questa sua iniziativa solo che, quando torna in Mozambico, l’edificio è già stato venduto.
Cosa fare? Qua comincia una impresa che ci ha fatto tanto tribolare ma, alla fine si è conclusa bene. Diciamo anche che è stata una impresa che ci ha insegnato molte cose che ci saranno utili nel nostro lavoro.
Non c’è rosa senza spine diciamo noi italiani e questa è stata una rosa che di spine ne ha avuto tante! Solo la tenacia di Irene ha vinto le tante difficoltà burocratiche di questo lungo percorso.
Ci teniamo nel cuore e nella mente tutte le pene che abbiamo condiviso con questa indomita VOLONTARIA della quale ammiriamo lo spirito di sacrificio.
Basti pensare che il risultato finale di questo progetto è una bella scuola che può ospitare fino a 150 ragazzi e che adesso è pienamente funzionante ed è amministrata da un consiglio, di cui fa parte anche Irene, nominato dal vescovo della diocesi di Maputo.

Enzo e Maria Grazia



Numero 21, Pagina 11


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Numero 28, Pagina 13


In Missione da sposi in viaggio di nozze

Il 3 giugno 2007 io e mia moglie Giorgia ci siamo sposati.
Risparmiando un po’ di denaro dalle bomboniere (fatte da noi con materiale di poco valore) e raccogliendo diverse offerte tra parenti ed amici, abbiamo messo da parte un po’ di denaro per un’offerta a favore dei bambini dell’Africa.
Appoggiandoci a don Fabio (parroco di Quarantoli), passando poi per la missionaria Carla Baraldi, realizzammo un progetto che… da un po’ di tempo tenevamo in un cassetto. Quella piccola offerta ai bambini, la portammo proprio noi!!
E così mercoledì 6 giugno partimmo per il nostro grande viaggio… destinazione “Pèrèrè” un piccolo paesino dello Stato del Benin.
Immagini, storie, situazioni, sguardi….. inimmaginabili, incredibili, impossibili da raccontare, questa è l’Africa! Sicuramente un po’ singolare, particolare, speciale, ecco si, è proprio la parola giusta, “speciale” per definire il nostro viaggio di nozze.
Carla Baraldi ci ha ospitato nell’orfanotrofio di Pèrèrè per due settimane. Il centro ospita circa una ventina di bambini orfani, la loro età è compresa tra i 2 giorni e i due anni di vita; inoltre ci sono bambini malnutriti che soggiornano con la loro madre per brevi periodi. Essi sono seguiti e curati da suore, infermiere ed educatrici, (tutte rigorosamente africane), il loro compito non è sicuramente semplice perché le situazioni che si presentano a loro ogni giorno sono davvero difficili da gestire.
Noi, con tutta la nostra buona volontà, abbiamo potuto fare ben poco per loro! Durante il nostro (purtroppo breve…) periodo di permanenza, abbiamo dedicato tutto il nostro tempo ai bambini, li abbiamo fatti giocare e divertire; per noi è stata una vera gioia poter regalare loro diversi momenti giocosi e felici.
Auguriamo e consigliamo, (a chi ha un po’ di cuore da spendere…) di provare un’esperienza come la nostra!
Fortunè, Agiaratu, Bio, Samadu, Moamed, Ghonì, Dadò, Clotild... i loro occhi, il loro sorriso, il loro affetto hanno riempito il nostro cuore!!
Sono passati ormai tre anni da quell’incredibile esperienza, ciò che abbiamo visto e provato rimarrà sempre vivo dentro di noi.
Ora, il nostro sogno è quello di tornare… e portarci la nostra piccola, che ad oggi ha due mesi di vita, in modo che veda con i suoi occhi, quel luogo che ha cambiato la vita ai sui genitori.
E allora non ci sarà bisogno di spiegarle il perché del suo nome...

Matteo e Giorgia O.


La prima volta di tante

Lono volontaria al Centro Missionario Diocesano di Carpi dal 2006, l’anno successivo ho aderito all’iniziativa “Estate in Missione” frequentando gli incontri organizzati dal VOM e da qui è iniziata l’avventura.
La prima volta in Missione è stato nel 2007: Mozambico presso la missionaria Irene Ratti della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Sono stata a Maputo, la capitale, ospite delle missionarie ed ho avuto modo di frequentare il “Centro Infantil Esperança” gestito appunto da Irene Ratti. Questo asilo che può ospitare 150/200 bambini dai 3 ai 6 anni è stato costruito grazie al sostegno del VOM e del Centro Missionario Diocesano. Il Centro Infantil Esperança è situato in un quartiere povero della capitale Maputo: il quartiere Patrice Lumumba dove sono assistiti tanti bimbi anche se non tutti possono pagare la retta per intero. Ciò è molto bello perché si da modo anche ai più poveri di affrancarsi da una vita di miseria e di degrado.
Era la prima volta che mi recavo in Africa in missione e l’impressione è stata fortissima, tutto un mondo da scoprire, soprattutto i primi giorni mi sembrava di vivere in un’altra dimensione, di vedere un film del quale non ero protagonista, ma spettatrice. Poi mi sono ambientata e ho iniziato a conoscere tante persone meravigliose: gli altri missionari dehoniani, i ragazzi del seminario, quelli che si stavano preparando a ricevere il battesimo, insomma tutte le persone che gravitavano attorno alle instancabili missionarie che mi ospitavano.
Ho avuto anche modo di andare in un’altra delle loro case in una città al nord del Mozambico: Nampula. Una realtà completamente diversa da quella della capitale. Un luogo dove ho respirato quella che ho chiamato “l’aria della vera Africa”. Là ho visto tante situazioni di povertà economica, ma mai spirituale. Persone che non si piangono addosso ma cercano di sopravvivere col poco che la loro terra può offrire.
Ricordo in particolar modo una messa alla quale ho assistito accompagnata da un fratello dehoniano ed alla quale avevano partecipato tante persone che, seppur molto povere, erano molto dignitose ed avevano fatto tanta strada a piedi in mezzo alla campagna pur di partecipare alla celebrazione dell’Eucarestia. Una grande lezione per noi che non ci muoviamo se non siamo motorizzati.

Carmen G.


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Sono rimasto meravigliato di questa offerta!

Il mio nome è Silvano, un giorno della primavera del 2006 Walter mi disse con tono di invito: “c’è Alfredo che presto andrà da sua sorella missionaria in Madagascar, a realizzare un impianto di illuminazione nella casa che è in fase di costruzione, e appena sarà pronta vuoi che andiamo con lui e Anna sua moglie, così insieme lavoreremo meglio, e sarà per noi una nuova esperienza di donare qualcosa di utile a chi ne ha bisogno”.
Io subito sono rimasto meravigliato di questa offerta, e mi sono sentito come una spinta che veniva da dentro il mio corpo che mi diceva “dai vai, e vedrai che sarai contento per te per quello che farai e ci sarà chi ti ringrazierà dimostrandoti tanto bene e cortesia”.
Passarono i giorni e un giorno di giugno Walter mi chiese se con le vaccinazioni ero in regola, io dissi di no, allora andai dall’ufficiale sanitario e dissi che dovevo partire volontario per il Madagascar; il medico mi disse la prassi delle varie vaccinazioni e così cominciai a farmi vaccinare.
Suor Elisabetta la conobbi un anno prima, in occasione di una messa e poi ad una cena che i volontari missionari fecero a Mortizzuolo di Mirandola, e Walter che conoscevo da tempo, mi invitò, così feci la conoscenza di questa missionaria, e venendo a sapere cosa faceva in Madagascar rimasi meravigliato e nello stesso tempo orgoglioso del bene che dona a chi ha bisogno.
Finalmente nel mese di giugno del 2007 Alfredo disse che la casa era quasi pronta, e che presto saremmo partiti per fare l’ impianto di illuminazione; sentendo queste cose mi sentivo agitato ed emozionato per la prova che dovevo fare verso di me.
Giunse finalmente il giorno della partenza e ci avviammo a Modena dalle suore della madonnina per prendere il furgone che ci avrebbe condotto a Milano Malpensa, dove ci aspettava un aereo per Antanarivo, la capitale del Madagascar, era un aereo non tanto nuovo, e dopo undici ore di volo siamo atterrati in Africa. Appena l’hostess aprì la porta dell’ aereo sentii un odore strano, mi chiesi che odore fosse, Walter mi disse che era l’odore dell’Africa; lui lo conosceva perché era già stato in Benin per un’ altra missione.
Dopo aver svolto le pratiche di sbarco ci siamo avviati all’ uscita dove ci aspettava suor Elisabetta con un autista, e ci condusse nella casa della capitale. Lungo il percorso ho visto tanta miseria e povertà, non pensavo che potesse esistere ancora.
Dopo una settimana trascorsa ad Antanarivo, siamo partiti per Ambalavao che dista trecento Km, abbiamo impiegato circa otto ore, attraversando paesi e villaggi dispersi sull’ unica strada principale che va dal sud al nord dello stato, ovunque c’era miseria e povertà.
Dopo aver passato l’ultimo paese, dietro a una collina vidi una casa costruita in stile europeo e mi dissero che quella era la casa dove avremmo lavorato. Fummo accolti con entusiasmo dalle suore che già vi risedevano e da tanti bambini, io mi stupii nel vedere tutti questi bimbi e una suora che conosceva l’italiano perché aveva studiato a Roma è così ogni giorno non dovevamo preoccuparci per farci capire.
Noi cominciammo il nostro lavoro, dopo una ventina di giorni di lavoro siamo riusciti a finire.
Nel periodo trascorso lontano dalla mia casa e da mia moglie, ho capito cosa vuol dire essere lontano dai propri cari per portare una piccola parte del nostro sapere a chi né ha bisogno, io ho insegnato poco ma ho imparato tanto da tutti quei bambini che avendo niente e poco cibo, sono contenti e felici, perché si accontentano di mangiare quando c’è e se non c’è si mangerà domani forse.
Nel villaggio tutti si conoscono e si aiutano fra di loro, e gli anziani sono rispettati, non messi in disparte come nel nostro mondo moderno.
Vi allego qualche foto per farvi vedere quello che io non so spiegare.

Silvano D.


Ho conosciuto un’Africa particolare

Nel 2007 quando la nostra associazione ha devoluto un contributo a Suor Elisabetta per la costruzione di una nuova missione ad Ambalavao - Madagascar - Alfredo Calzolari fratello di suor Elisabetta, anche lui socio di Volontari per le missioni, ha proposto di andare a fare visita alla sorella e, durante il periodo di permanenza, eseguire l’impianto elettrico nella nuova casa. Ho deciso di aderire alla proposta.
Il giorno 13 novembre 2007, io Silvano Dondi, Alfredo Calzolari e la moglie Anna siamo partiti per il Madagascar, paese dove io personalmente ho lasciato il cuore, non solo per la bellezza del territorio, ma per l’accoglienza che ci hanno riservato sia le suore che le persone con le quali abbiamo avuto a che fare. Situazioni che mi resteranno per sempre dentro.
In conclusione, dopo queste due esperienze in terre di missione (la prima nel 2002) mi resta l’orgoglio di aver contribuito a dare alla luce - la luce - a due nuove missioni

Walter G.


Famiglia Calzolari

La terza volta novembre 2007 due mesi, fare l’impianto elettrico nuova casa ad Ambalavo che dista 400 km dalla capitale assieme a Walter e Silvano.
Dopo il loro rientro in Italia siamo ritornati ad Ambalavo per montare la pompa elettrica per sollevare l’acqua dal pozzo ai serbatoi sul tetto.
Anna ha fatto le tende per tutte le finestre che poi io ho montato. Nel 2008 le suore hanno aperto un laboratorio artigianale per souvenir occupando le ragazze togliendole dalla strada.

Anna e Alfredo C.


Numero 4, Pagina 16 del 2008


Cresciuti nella fede

Dopo una partenza un po’ travagliata siamo finalmente arrivati, all’inizio di Ottobre, in Madagascar.
La nostra permanenza è stata itinerante, infatti abbiamo visitato, soggiornandoci per un po’, nei vari foyer di: Antsirabe, Ambositra, Ampasimanyeva ed infine Manako dove abbiamo conosciuto l’ultima iniziativa di Luciano Lanzoni, cioè riorganizzare in modo quasi totale un centro psichiatrico.
La nostra esperienza in Madagascar, passati i primi momenti di smarrimento, è stata meravigliosa ed indimenticabile.
Ci hanno emozionato principalmente i bambini, i sorrisi del tutto disinteressati delle persone, l’impegno e la determinazione di tutti i missionari e volontari, ma ci ha anche emozionato e commosso la bellezza dei paesaggi così diversi tra loro a distanza di qualche chilometro; si passa infatti dalla caratteristica terra rossa, al verde brillante delle risaie a terrazza, dall’impenetrabile foresta tropicale ricca di tante specie di lemuri fino all’oceano.
Sicuramente l’esperienza missionaria ci ha aiutato a non dare tutto per scontato, a rivisitare le nostre priorità e quindi a relativizzare tante cose della nostra vita.
E’ stata anche una bellissima esperienza di fede, là la Domenica è veramente un giorno di festa e l’andare a messa è un momento di gioia e incontro vissuti intensamente e preparato con ogni cura.
Poi siamo stati molto fortunati ad avere per quasi tutte e due le settimane Luciano sempre con noi, lui prima ancora che essere un missionario che tutti quanti stimano ed apprezzano, è una persona incredibile, sempre sorridente e disponibile verso il prossimo.
Concludiamo dicendo che il nostro impegno adesso è quello di cercare di portare un po’ di Madagascar nella nostra quotidianità, cercando di non farci travolgere dai ritmi frenetici della nostra società.

Federica e Antonio S.

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