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VOLMISSION


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1994

25° Anniversario

Volontari in Missione:

Benin
Giuseppe M.
Agnese R.
Carla B.

Madagascar
Roberto e Rita Z.


Numero 3, Pagina 6


Numero 7, Pagina 4


Numero 9, Pagina 3


Numero 17, Pagina 4


La terza volta, sono cambiate le suore
Terza esperienza in missione a Klouemanmé – Benin.

Esperienza dal 02-05-1994 al 31-05-1994 insieme ad Agnese Rinaldi di Cavezzo.
Vi sono stati grossi cambiamenti, le suore si sono ritirate, la missione è vuota.
Il Vescovo ci ha dato un giovane come autista guardiano per accompagnarmi tutte le mattine nella parrocchia a 50 Km circa per la costruzione di aule per il catechismo e per le attività parrocchiali.
Prima accompagnavamo Agnese a fare dispensario nei vari villaggi con la nostra missionaria Carla Baraldi.
Nella missione il vescovo aveva sostituito le suore di Modena con suore africane, nessun problema col loro, neanche col gruppo muratori, bravi ragazzi. Al termine del mese il fabbricato era finito.

Giuseppe M.


Numero 20, Pagina 4


Numero 24, Pagina 4


Credevo di andare a fare invece molti hanno fatto per me

Grazie per avermi coinvolto in questo progetto.
So di essere un tipo strano, schiva e riservata, faccio fatica a parlare di me, di quello che faccio, delle mie esperienze ecc. e, confesso che prima di accingermi a scrivere queste righe, ho pensato molto se farlo o meno, ma……. con estrema riconoscenza verso tutti i volontari che mi sono stati vicini e che in qualche modo hanno reso possibile la realizzazione del mio desiderio, eccomi qua!
Dell’Africa è stato scritto tanto, di tutto e di più, da penne sicuramente più autorevoli della mia; quindi, che dire di questo Continente dove tutto è grande, smisurato, ed al contempo così delicato, fragile ed in pericolo; che dire di una natura energica, prepotente, stordente, che sembra voglia fagocitarti; poi, se la ascolti bene, la senti supplichevole, indifesa ed a volte agonizzante?
Il Continente dei contrasti, delle contraddizioni.
Ho fatto due esperienze, nel 1994 e nel 1997, e quando mi soffermo a pensare a quei giorni, mi sembra di sentire in lontananza il suono ritmico del tam tam; quel suono mi stordiva, mi inebriava, mi induceva a presagire a qualcosa di soprannaturale.
Le mie partenze furono animate dal desiderio di fare qualcosa per altre persone, di sentirmi in qualche modo utile, non ho mai pensato di rappresentare un modello: ho troppi difetti, tante manchevolezze ed una fede sempre in discussione; troppi perché sconquassano il mio quotidiano. In un certo senso volevo misurarmi, mettermi alla prova, volevo capire se il mio cuore era stato corroso dall’astio, volevo tornare a galla, volevo capire se sarei stata capace di tendere ancora la mano; mi sento un po’ vigliacca perché so di aver scelto la strada più facile e in un certo senso di aver “usato” persone ignare di quello che stava accadendo in me.
Episodi folkloristici ce ne sono stati diversi, più che altro dovuti ad incomprensioni linguistiche e culturali, e che si sono risolti con sonore risate da entrambe le parti.
Strani segni di altrettante strane malattie segnano i corpi di quelle persone, ma la speranza che ho letto in quegli occhi stranamente grandi e fiduciosi, e che ho sentito nei loro discorsi, e non di meno la rassegnazione e la consapevolezza di essere sfruttati, (secondo me senza via d’uscita per svariati motivi, ideologici, politici, religiosi); hanno messo un freno alle mie ansie, alle mie smanie ed alle mie mire.
In poche parole, credevo di andare a fare, invece molti hanno fatto per me.
Io sono malata di progresso, mentre forse loro sono avidi di progresso, di benessere; tutto legittimo; ma chi insegnerà loro quando sarà il momento di fermarsi, un istante prima di essere risucchiati, annientati o resi schiavi dei lori stessi desideri? Ecco cosa mi rode maggiormente!
Sì, ho distribuito medicine, ho fatto vaccinazioni, preparato medicamenti, ho visitato luoghi sconosciuti, incontrato persone nuove, tentato di parlare lingue incomprensibili, come tanti altri volontari, ma è stato lo sconvolgimento dell’anima che mi ha segnato di più.
Non so se ho ottenuto ciò che volevo, tanti interrogativi sono rimasti, spero di aver imparato ad ascoltare l’altro, a conoscere il mio ruolo ed accettarlo, a lasciare spazio a quella Forza Superiore sconosciuta e scomoda che troppo spesso ha bussato ed io ho respinto; spero di aver messo uno STOP al mio IO.
Con affetto

AGNESE R.


Numero 26, Pagina 6


Numero 34, Pagina 3


Numero 34, Pagina 3

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