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VOLMISSION


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1993

25° Anniversario


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Don Bruno e l'Abbè Moise a cena di volontari


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Numero 35, Pagina 3

Ci sono cose che ho capito a distanza di anni!

La mia esperienza in Africa risale all’estate del 1993; ero una studentessa al V anno di Medicina e quell’estate ho deciso di fare un periodo di circa 6 settimane presso la Missione Cattolica delle Suore Albertina a Pèrère in Benin. Lo scopo era semplicemente la conoscenza della missione per dare poi testimonianza al centro missionario di Carpi di questa realtà; inoltre essendo io al penultimo anno di Medicina ero entusiasta di poter aiutare nell’infermeria della missione.
L’attività delle mie giornate ruotava tra l’impegno dell’infermeria, l’attività ludica con i bimbi e l’accompagnare le suore nei diversi villaggi per le attività di educazione sanitaria.
Un episodio che non posso dimenticare è quello dell’incontro lungo la strada di una mamma con due bimbi gemelli prematuri; noi stavamo tornando alla missione dopo una giornata intera passata in un villaggio lontano e sulla via del ritorno ci viene incontro una donna che ci indica di fermare la Jeep. La Suora al volante accosta la macchina e la donna con estrema delicatezza apre un panno, che tiene in braccio, e ci mostra due piccolissimi bimbi, sicuramente nati prematuri da poco. La donna con lo sguardo chiede aiuto e la Suora sempre con lo sguardo (le parole erano inutili perché vi era un problema di lingua, in quanto la donna essendo di una etnia nomade non parlava nessun dialetto conosciuto dalla Suora) le ha spiegato che non poteva fare nulla. Infatti l’ospedale più vicino era a più di 200 Km ed alla missione non vi era nessuna struttura per poter accogliere due bimbi prematuri. Il quel momento mi sono sentita davvero impotente e non capivo perché la Suora accettasse, senza troppo sgomento, quella realtà. Ci sono cose che ho capito a distanza di anni.
Spesso noi che abitiamo in un paese economicamente sviluppato, anche senza volerlo, pensiamo, ragioniamo e disponiamo le cose, come se fossimo al “centro del mondo”, addirittura con la presunzione di poterlo cambiare ; a me giovane donna di 24 anni (all’epoca del viaggio) l’esperienza in Africa mi ha fatto toccare con mano quanto invece tutto è “relativo” alla realtà in cui vivi, quanto impotente tu puoi sentirti come persona da sola e quanto invece forte ti puoi sentire nel condividere piccoli obbiettivi comuni con persone che credono nella “vita”. Io non ho perso in contatti con le Suore Albertine di Lanzo Torinese e ricevo puntualmente il loro periodico: è strabiliante vedere quante piccole e grandi cose sono state fatte in quella missione in questi anni: grazie alle Suore, alle gente di Pèrèrè ed ai tanti volontari è nata anche la casa della Gioia dove oggi vengono accuditi anche neonati molto piccoli che non hanno una mamma che li possa allattare.
Di quella stupenda esperienza ricordo nitidamente che ho ricevuto molto di più di quello che ho dato; porto sempre nel cuore la memoria delle tre meravigliose Suore, che prima come donne e poi come donne consacrate hanno dedicato e continuano a dedicare lo loro vita, con una forza e una vivacità inimmaginabile, alle persone che abitano nei villaggi di Pèrèrè; e non da ultimo ricordo la gioia di vivere, la estrema dignità, cordialità e umiltà della gente del posto, che per me sono stati di esempio.

BARBARA M.


Numero 35, Pagina 4

Un incontro vero con quella parte di umanità

Sono partita in agosto del 1993 alla volta del Benin (Africa), utilizzando il mio mese di ferie estive. E’ stato un viaggio pensato, desiderato, preparato, sognato moltissimo: dall’adolescenza desideravo partire per un breve periodo verso l’Africa, e finalmente era giunto il momento!!
L’impatto è stato abbastanza forte, per quanto ci si possa formare prima di partire, mai mi sarei aspettata di vivere – vedere – incontrare una realtà tanto difficile e povera. La mia destinazione è stata il villaggio di Péréré al centro-nord del Benin: un luogo ancora “incontaminato”, dove i missionari erano arrivati da pochi anni, e dove tutti parlavano il proprio dialetto locale.
Il mio impegno con le Suore presso cui vivevo con l’altra volontaria, Barbara Marani, era quello di seguirle nei villaggi dove ci si fermava ad incontrare la gente, salutando ciascuno, dove ci si riuniva nella capanna per riflettere su un brano del Vangelo, dove si curava qualche malato e si distribuiva qualche medicinale.
Al mio ritorno dissi di aver vissuto un’esperienza molto forte, ma soprattutto un’esperienza che mi aveva portato all’incontro vero con quella parte di umanità, nonostante la lingua ci impedisse di comunicare verbalmente, ma attraverso nuove modalità …
E’ stato un viaggio che mi ha riportato anche all’essenziale della mia vita di fede, e anche della mia vita quotidiana, è stato un ripartire dai poveri nelle scelte e nelle attività in Italia …

Grazie a voi, a distanza di tanti anni, mi sono ritrovata a riflettere su quel breve periodo passato in Benin … e oggi posso confermare che quel viaggio è stato forse il punto di partenza di altro, è stato la base per poter realizzare il sogno di trascorrere un “lungo periodo” in missione, sogno che oggi posso realizzare qui in Madagascar!

Michela M.


Numero 46, Pagina 6

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