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VOLMISSION


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1989

25° Anniversario


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Esperienza umana straordinaria

Ho fatto più esperienze in questa Missione in Benin. La prima nel Dicembre 89/90 per la durata di un mese con Tarcisio e Delia Besutti, è stata una esperienza umana straordinaria che ha avuto poi un seguito negli anni successivi. L’altra esperienza nel 1993 sempre in Benin con Mirca.
Le due esperienze erano legate alla mia attività professionale di infermiera.
Pure Tarcisio e Delia hanno fatto più esperienze; Tarcisio era impegnato come tuttofare grazie alla sua esperienza di muratore di cantiere.
Delia era impegnata principalmente come sarta e altre attività di tipo sanitario nei villaggi.
Al rientro abbiamo organizzato alcuni mercatini con prodotti locali, ed il ricavato l’abbiamo devoluto alla costruzione di un pozzo in un villaggio.

Natalia, Tarcisio e Delia


INTERVISTA DI LUCIANO T.

Luciano Turati, 55 anni, 32 passati sui binari delle Ferrovie. L’ anno scorso è partito per l’Africa.
Se gli si chiede “perchè?”, dà una risposta semplice e immediata.
“ Quando don Bruno mi ha detto: “ andiamo”, ho deciso di provare. In fondo il “volontariato” l’ ho sempre avuto dentro”.
Potrebbe sembrare un desiderio di fare qualcosa di diverso, di evadere dalla “routine” quotidiana. Ma Luciano, quest’ anno, è ritornato nel Benin…
La casa di Luciano è arredata con gusto: molte piante, la foto del figlio sposato, qualche statuetta in legno, ricordo dell’Africa.
“Eh sì, - dice scuotendo la testa- il mal d’Africa esiste. Esiste perché ti rendi conto che la gente, là, ha tanto bisogno e quello che si riesce a dare è sempre poco rispetto alle loro esigenze. Quest’ anno, per esempio, dovevamo costruire un pozzo per l’acqua. Da soli, con i pochi mezzi che hanno, gli abitanti del villaggio erano riusciti ad arrivare a 54 metri di profondità, ma avevano trovato uno strato di roccia e si erano dovuti fermare.
Noi abbiamo portato un compressore, un martello pneumatico, treppiede e seggiolino per calarsi. Ci siamo calati in quel buco. C’era da avere paura. Cosa c’era là sotto? Da tre anni nessuno si era più calato: si sarebbe riusciti ancora a lavorare? La tensione fra noi era fortissima , ma il Signore ci ha messo una mano e non è successo niente: abbiamo scavato 4 metri di roccia in un mese. L’acqua non l’abbiamo trovata ma gli strati diventavano sempre più umidi e ci sono buone speranze di arrivarci”.
Luciano racconta a ruota libera. Non c’è bisogno di fare domande. Quello che si porta dentro è un’esperienza così grande e forte che esce da sola.
“La gente vive di piccolo commercio, coltiva e vende nei villaggi vicini. Lungo le strade trovi lunghi formicai umani, donne con pesi impossibili sulla testa che vanno di villaggio in villaggio. E poi… - si ferma un attimo – poi ci sono i bambini. I bambini che muoiono di fame.
Ricordo una donna, Lucie, avrà avuto 25 anni. Il marito l’ha abbandonata perché era malata e non poteva lavorare. Lei, con un figlio di quattro anni che pesava si e no sei chili, è andata all’ospedale: le hanno trovato una tisi ossea in una gamba, ma non ha voluto farsi ingessare. Perché? Perché non aveva i soldi per farsi curare o per mangiare. Glieli ho dati di tasca mia ed ora sta meglio, lei e il bambino. E’ questa la vita che c’è là”.
Di storie come queste, Luciano ne potrebbe raccontare tante; come quella di dar da mangiare a 30 bambini, ogni giorno, con 1200 lire. O quella di un bambino che gli ha preso la camicia fra le mani. “ Non è vero che siamo uguali, io e te - gli ha detto guardandolo negli occhi – tu hai la camicia ed io no”.
“Eppure non mi sentivo un “bianco” – continua Luciano – ma uno di loro. Certo, abbiamo tutto da insegnare, ma anche da imparare.
Non devi essere uno che sa, ma uno che dà – gli occhi azzurri si illuminano d’improvviso – Ecco cos’è il mal d’ Africa: la gente là è povera, ma così ricca di spirito!”.
Ricca di spirito… il Signore dà a ciascuno secondo i propri meriti. Là fame e ricchezza di spirito; qui abbondanza e deserto interiore…
“ Se qualche anno fa mi avessero proposto di andare come volontario in Africa avrei detto : “ siete dei pazzi”. Oggi, tutti i giorni, mi vengono in mente i volti, le persone, i bambini che ho incontrato… anche quando sono al bar penso; compro un pacchetto di sigarette e penso; penso che là, con 2000 lire un uomo vivrebbe due giorni.
Eppure, in un villaggio che non aveva neanche da mangiare, l’ultimo giorno prima che partissimo la gente è venuta con una bottiglia di Champagne… chissà dove l’avevano scovata, e chissà quanto sarà costata per loro. E’ stata una cosa grandissima perché ci hanno fatto capire che la nostra esperienza non è stata “ fare la carità”, ma uno scambio reciproco di doni che il Signore ci ha dato”.
L’unica domanda la faccio mentre ci stiamo salutando. “ Luciano, questa esperienza ti ha cambiato?”
“Sì molto. Sono diventato più capace di donarmi agli altri”.
Ci salutiamo con una stretta di mano. Minaccia di piovere. Ormai tutti e due pensiamo la stessa cosa: due fastidiose gocce d’acqua, là, vorrebbero dire un dono del Signore: bere, mangiare e gente che non morirebbe di fame.

Francesco R.


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