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VOLMISSION


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1986

25° Anniversario

Volontari in Missione:
Benin

Aprile
Odette M.
Francesca S.

Settembre
Francesca S.
Roberto T. .


Numero 2, Pagina 4


Numero 5, Pagina 4


Numero 6, Pagina 4

Vom: riunione un anno dopo la fondazione

Ricordo dell’inizio ....

Tornare indietro di 25 anni, e ripensare a quei tempi, in cui sotto la spinta energica di Don Carlo Malavasi, con l’appoggio costante del Nostro Vescovo di allora e l’interesse, la gioia di noi credenti non è cosa facile. Si vorrebbe trovare parole altisonanti per descrivere quello che invece, in realtà, è stato il lavoro umile e coscienzioso di tanti di noi, accomunati da una unica fede.
Conobbi Don Carlo Malavasi quando, uscendo dall’esperienza degli Scout, avevo cercato un posto all’interno delle attività della diocesi, dove spendere il mio volontariato. Fu frequentando il Centro Missionario che mi venne la idea di svolgere lì il servizio civile sostitutivo di quello militare. Credo che questa presenza costante, cosa assai nuova per il Centro Missionario, abbia permesso di catalizzare le idee e di renderle operative.
L’attività del centro missionario era quella di preparare le medicine raccolte nella diocesi, selezionarle ed inviarle secondo necessità nelle varie missioni. Venivano svolte altre attività di contorno, di informazione. Le iniziative si moltiplicavano, quando ad un certo punto si sentì l’esigenza di creare un ente che sotto la Diocesi, promuovesse iniziative più corpose e, soprattutto, preparasse ed inviasse dei volontari.
La costituzione della Associazione fu un evento di per sé per nulla solenne, d’altra parte era un atto di 25 persone, se ricordo bene, che decidevano di costituirsi in associazione, ma ricordo invece con quanta cura fu pensato, scritto e riscritto l’atto costitutivo e lo statuto che doveva governare detta associazione!
Nacque pertanto il VOM, Volontari per le Missioni, che pur non tralasciando di aiutare nel miglior modo possibile gli altri missionari Diocesani, indirizzò principalmente le proprie risorse umane e finanziarie alla Diocesi di Lokossa, nel villaggio di Klouèkanmè.
Il gemellaggio con la missione era fatto, ora si trattava di capire le esigenze e darsi da fare... Credo che fu amore a prima vista tra i membri di questa nuova entità e le Suore Della Sacca. Attraverso di loro iniziarono a concretizzarsi progetti in terra d’Africa; devo dire che anche il Vescovo di quella diocesi ed il parroco di Klouèkanmè l’Abbé Moise, persona carismatica e simpaticissima, ci misero del loro per definire progetti a loro utili.
Vi posso confermare che nello scrivere queste parole, sento salire dall’interno, dalla pancia, le parole, i canti, le messe, le testimonianze, il lavoro fatto ormai un quarto di secolo fa.
Ci guardammo in giro e continuando l’opera di informazione attraverso i canali diocesani, informando sulle necessità della parrocchia gemellata, iniziammo a raccogliere vere testimonianze di fede e dedizione. Tanti sono stati i nostri fratelli che subito hanno accolto di potere fare qualcosa, qualsiasi cosa che rientrasse nelle loro competenze di tecnici, muratori, carpentieri, elettricisti, farmacisti, medici, ecc… un team fantastico di persone che toglievano al loro tempo libero per dedicarsi a questi progetti.
La prima richiesta fu di dare una mano a riordinare il dispensario delle Suore, ed aiutarle nel loro lavoro di preparazione dei medicinali e nella distribuzione ai dispensari. Le due prime volontarie furono Francesca e Odette. Quanta emozione alla loro partenza, quante sere poi a mostrare diapositive e ad esporre a tanti quale meravigliosa esperienza era stata la missione in terra d’Africa.
Le persone che si interessavano al tema delle missioni aumentavano, e le serate al centro missionario erano davvero un luogo di organizzazione, di scambio e di crescita.
Iniziarono così ad essere preparati ed inviati i volontari; ognuno di loro con un progetto, ognuno con qualcosa da fare, ma tutti al ritorno non parlavano di quanto avevano sudato nel mettere su mattoni, scavare fondamenta, aggiustare compressori, medicare pazienti, no, ognuno parlava del contatto umano che aveva avuto con la gente del posto, con le Suore, con il Parroco, tutti ricordavano le messe, i canti, le serate a mostrare le diapositive nei villaggi, e le persone che avevano personalmente conosciuto.
La storia mi commuove personalmente, poiché assieme a Francesca decidemmo di passare là il nostro viaggio di nozze, nella casa del volontario, e i ricordi più belli non sono relativi alla riuscita del progetto che mi era stato affidato, ma quelli dell’avere vissuto una esperienza di vera fede, fatta del donarsi agli altri.
Andai due volte, sempre con Francesca. Lei essendo farmacista aiutava le Suore nel dispensario, le accompagnava, preparava le medicine, medicava i malati; io mi occupai dello scavo di un pozzo per l’acqua, la prima volta e della installazione in un lebbrosario di pannelli solari per produrre energia elettrica per illuminazione la seconda volta. Ma dovete sapere che tante e tante persone che ancora non potevano viaggiare avevano preparato me e le attrezzature nei tempi antecedenti la partenza; voglio dire che si era formata una ragnatela di persone che chi poco chi tanto tutte formavano una squadra eccezionale.
Poi sono arrivati tanti bravi fedeli, che hanno preso in mano la Associazione e la hanno fatta crescere. Ormai per Francesca e me, con la nascita delle due figlie era divenuto estremamente difficile partecipare, ma una promessa che avevamo fatto durante il viaggio di nozze era ancora da portare a termine; potere togliere dalla strada uno di quei tanti bambini che affollavano le strade di Klouèkanmè; fu così che si formò l’idea, la volontà di adottare un bambino, cosa che facemmo qualche anno più tardi e che ha portato tra noi Giacomo, dalla Romania; era l’anno 1995, avevamo portato la missione in casa nostra.

Roberto T.

Odette e Francesca

RESTO DEL CARLINO
Cronaca di Carpi
20 Settembre 1986

Roberto e Francesca

RESTO DEL CARLINO
Cronaca di Carpi
20 Dicembre 1986


Numero 1, Pagina 4 1987

Benin: la Missione che ci accoglie

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