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VOLMISSION


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1985

25° Anniversario

Volontari in Missione:
Benin
Don Carlo M.
Don Rino B.

Per un futuro di fraternità ed amicizia

È affascinante rileggere la storia del movimento missionario. Esperienze di vita epiche, vissute da religiosi, religiose e laici, dagli inizi dell’800, in condizioni a dir poco rudi, costellate da sacrifici inauditi, spesso terminate precocemente a causa delle malattie o pagando con la violenza del martirio. Fin dall’inizio il contributo dei cristiani laici è stato di fondamentale supporto all’opera dei missionari, persone semplici, chiamati “catechisti”, oppure con una solida esperienza professionale da mettere a frutto nei nuovi contesti bisognosi di tutto. È su questa radice che ha generato nel tempo rigogliosi frutti di amore a Dio e servizio ai fratelli che, 25 anni fa, si è innestata anche la chiesa carpigiana con la nascita dell’associazioni Volontari per le Missioni.
Dopo il Concilio Vaticano II, infatti, in Italia sono nate numerose organizzazioni di “volontariato internazionale”, per la maggior parte di ispirazione cristiana, federate nella Focsiv (Federazione organismi cristiani di servizio internazionale volontario), capaci di sostenere progetti di forte valenza sociale in ambito educativo e sociosanitario. Anche singoli volontari della diocesi di Carpi, inseriti in alcuni di questi organismi, hanno svolto periodi di servizio internazionale più o meno lunghi, maturando anche vere e proprie scelte di vita missionaria come Carla Baraldi e Luciano Lanzoni.
Consapevole dei propri limiti ma senza ignorare il vivace e variegato contesto del “volontariato missionario” nel quale si andava ad inserire, anche il movimento sorto nella chiesa di Carpi si strutturò dando vita ad un’associazione, Volontari per le Missioni, dopo aver posto le basi per un progetto di collaborazione tra il Centro Missionario Diocesano e la diocesi di Lokossà in Benin. Era il 1985.
Le pagine di questo libro raccontano i primi venticinque anni dell’associazione Volontari per le Missioni, per tutti, più semplicemente “Vom”. Si narra, con immagini e testimonianze, il succedersi dei progetti realizzati, l’alternarsi dei volontari coinvolti, partiti, rientrati e frequentemente ripartiti. Una bella storia di fraternità tra popoli, di amicizia tra chiese, di passione e di dedizione alla causa del Vangelo e della dignità dell’uomo che ha varcato le soglie del terzo millennio ma non può fermarsi. Anzi. L’emergenza umanitaria è tale che gli sforzi andrebbero raddoppiati, le sfide poste dalla convivenza tra le religioni assume sempre più rilievo. Il mandato “purché Cristo sia predicato ovunque” resta costitutivo di ogni battezzato e di ogni comunità cristiana, perchè come ricordava ai volontari il compianto vescovo di Lokossà Robert Sastre, “il mio popolo non è solo stomaco da riempire” ma ha fame e sete di Dio.
Allora ozonché, buon cammino, Volontari per le Missioni.

Luigi L.

Luigi, primo presidente

... perchè i volontari partano con il mandato della diocesi e con la diocesi ale spalle

Nell’agosto del 1981 il Vescovo Mons. Prati mi chiamò una seconda volta da Mirandola al compito di segretario personale. Mi affidò, nello stesso tempo, l’incarico di guidare il centro missionario diocesano che era stato costituito da poco da don Rino Barbieri con la collaborazione di don Douglas Regattieri. Il Centro Missionario era una bella fucina di ideali alti per giovani. Intanto si erano riallacciati rapporti con i missionari nati in diocesi, si pubblicavano le loro lettere. E’ di quel periodo la nascita di una collaborazione con il periodico dell’AC, Centro D, di cui il Centro missionario occupava l’ultima pagina.
Intanto, siamo nel febbraio del 1986 (da qualche anno – 1983 - era divenuto Vescovo Mons. Maggiolini) due giovani, Roberto Zanoli e Roberto Prandi del nostro centro e divenuti collaboratori di Reggio Terzo Mondo, chiesero il mandato di laici missionari per il Madagascar. Li accompagnammo alla partenza a Milano, Vescovo in testa, con un pullman di giovani e con un entusiasmo indescrivibile. Era nato nell’anima, ce ne rendemmo conto solo più tardi, il progetto del volontariato internazionale della nostra diocesi.
Cresceva il fervore e l’interesse per la vita missionaria, alimentati da Veglie diocesane molto coinvolgenti che suscitavano tanto interesse nei giovani (all’incirca un millecinquecento ad ogni ottobre missionario). Le idee si chiarivano sempre più: nessuno doveva partire dalla diocesi per la missione, laico o religioso che fosse, che non ricevesse un mandato diocesano. Si partiva per la missione solo se mandati dalla diocesi e con una diocesi alle spalle.
Nacque l’idea di cercare una collaborazione stabile con una diocesi del terzo mondo, a cui inviare i nostri volontari; una diocesi che avesse già al suo interno uno dei tanti missionari con il quale si fosse già in contatto. La collaborazione, in una fase iniziale come la nostra, sarebbe stata più semplice.
Partirono tante lettere di sondaggio e la prima risposta – in realtà quasi l’unica – la ricevemmo dalle Figlie del Sacratissimo Cuore di Gesù, che avevano fra l’altro una loro casa a Carpi nella chiesa dell’Adorazione. Il Vescovo di Lokossa (Benin) Mons. Robert Sastre accetto la nostra proposta e la missione base divenne quella di Klouèkanmè. Si seppe solo più tardi che mentre la lettera al Vescovo era arrivata, quella scritta direttamente alla missione non fu mai recapitata dalle poste beninesi, se non dopo il nostro arrivo laggiù. Il consenso, pieno e convinto, era stato dato da Madre Nara Giberti, allora superiora generale delle suore della Sacca, nome con le quale conosciamo più facilmente queste sorelle.
Prima decisione: incontrare il Vescovo Sastre e visitare quella missione. Nella Veglia missionaria dell’ottobre 1986 il Vescovo diede ufficialmente incarico a don Rino Barbieri e al sottoscritto di stringere rapporti fra la nostra e la diocesi di Lokossa. In un dialogo personale mi disse: “Fai quello che pensi bene, mi fido di te, ma non voglio cadaveri” ed intendeva dire: evitare ogni pericolo sia fisico che morale ai volontari che avremmo inviato. Insomma: prudenza, tanta prudenza. Assicurarsi ‘de visu’ che fossero garantite condizioni buone, anzi buonissime, umane e spirituali.
Si restò in quel paese un mese; a contatto stretto con la comunità delle suore (come non nominare suor Carmen Pini e suor Virginia Cottafavi a nome di tutte?); in un accordo profondo con il parroco di Klouèkanmè l’abbè Moise Akarpo e con rapporti frequenti con il Vescovo Sastre che volle che visitassimo tutta la diocesi per renderci conto delle tante necessità e possibilità di intervento.
Al ritorno, si mise in cantiere il primo progetto: costruire una chiesa che sarebbe servita da ambulatorio e da scuola per una comunità cristiana numerosa vicina al centro di Klouèkanmè. Allo scopo fu interpellato un ingegnere (Antonio Gelli) per il progetto e per la formazione tecnica dei volontari, mentre io potei liberamente occuparmi di introdurre i primi tre volontari nella cultura di quel paese. I primi tre volontari che sono stati: Achille Ferraresi (dipendente Enel) ed Enzo Galavotti (dipendente Covalpa Mon Jardin) di Mirandola, ma in realtà capaci di fare un poco di tutto, e lo studente in farmacia di Carpi Carlo Colli. Ricordo che per poter restare i due mesi necessari all’opera i due volontari di Mirandola chiesero ed ottennero, non senza fatica e con l’appoggio del sindacato, di poter unire le ferie di due anni. Basti questo per dire l’entusiasmo, la fiducia giovanile ma tenace di questo iniziale volontariato internazionale.
Dopo quasi un anno di preparazione la partenza dei tre … poi i tanti corsi di formazione, poi le tante partenze e le molte opere realizzate. Ma di questo si racconta nella cronaca di questo volume.
Quello che non si può misurare sono la crescita di passione per la Chiesa in tante persone ed un’apertura nuova alla missione della nostra diocesi. Tutto questo patrimonio resta nascosto nel cuore di Dio.

Don Carlo M.

30 Giugno 1985
Soci fondatori

1 - Mons. Alessandro Maggiolini
2 - Secondo Andreoli
3 - Emma Carla Baraldi
4 - Alessandra Battini
5 - Giovanni Belluzzi
6 - Carlo Bertacchini
7 - Don Gianpio Caleffi
8 - Claudio Carretti
9 - Maria Paola Cavazzuti
10 - Roberto Cigarini
11 - Augusta Cremonini
12 - Gloria Gasparini
13 - Antonio Gelli
14 - Luigi Goldoni
15 - Glauco Gorgò
16 - Paolo Gorgò
17 - Luigi Lamma
18 - Maria Pia Maini
19 - Don Carlo Malavasi
20 - Elisabetta Mambrini
21 - Odette Magri
22 - Roberto Papotti
23 - Rita Pasquali
24 - Cesare Pradella
25 - Roberto Prandi
26 - Livia Pullica
27 - Valerio Setti
28 - Francesca Spaggiari
29 - Roberto Tusberti
30 - Sandra Valentini
31 - Milvia Zona
32 - Anna Rosa Molinari
33 - Paolo Belluzzi
34 - Guido Capiluppi

1° Consiglio
Presidente
Luigi Lamma
Vice presidente
Roberto Tusberti
Consiglieri
Antonio Gelli
Odette Magri
Valerio Setti


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